lunedì 19 marzo 2012

Cosa c’entrano i Lama? …con Woody Allen e Dreamland Forest…

Woody Allen, Non ho mai creduto che la bellezza fosse anche la verità, mai. Ho sempre creduto che la gente non possa sopportare troppo la realtà. Io amo vivere nel mondo di Ingmar Bergman. O in quello di Louis Armstrong. O in quello dei New York Knicks. Purché non si tratti di questo mondo.

È così. Ne sono profondamente convinta. E non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia o di essere superficiali, ridicoli sognatori, spocchiosi esteti…

Nella realtà ci siamo immersi, dalla testa ai piedi. Ci sopravviviamo, in questa realtà. Ci facciamo i conti ogni giorno, da quando suona la sveglia all’ora di saldare le bollette. E siamo bravi, dannatamente bravi. Ma abbiamo bisogno di un salvagente, a volte, e lasciare che la mente spazi in altri mondi e in altri luoghi, viva altre vite. Perché una sola forse non basta (per questo amo i libri, i film, la musica). E perché c’è qualcosa, dentro ognuno di noi, che non ci fa sentire piccoli di fronte alla vastità del mare, ma in grado di abbracciare quell’immensità perché ci appartiene (parafrasando Rainer Maria Rilke - ho pensato per tutti gli anni delle superiori che fosse una donna…caspita, si chiamava Maria!)

Però i mondi si alimentano e trovano forza creatrice l’uno dall’altro, infettandosi a vicenda della loro cancrena o, viceversa, salvandosene miracolosamente.

Cosa c’entra tutto questo con Dreamland Forest e con i Lama?

C’entra un bambino, in realtà. Molto simile alla piccola Isister, la bambina prescelta in Dreamland, colei che dovrà succedere alla Sacerdotessa e che, in cambio del sapere e del potere di comunicare con gli dei, dovrà rinunciare alla sua vita “umana”, che altro non è se non la protezione di tutti quegli affetti che costituiscono il nostro piccolo, ma non per questo scontato mondo di esseri umani.

Il mistero centrale del romanzo ruota attorno alla sua improvvisa e oscura scomparsa, di cui verranno accusati di volta in volta personaggi “scomodi” al villaggio, capri espiatori che però affileranno gli artigli e sapranno come difendersi.

Il personaggio di Isister è anche l’anello di congiunzione con un’attualità di cui si sente poco parlare. Se avremmo la curiosità e la voglia di un rapidissimo viaggio attraverso lo spazio e il tempo. Un viaggio di quelli che solo la nostra mente desiderosa del sogno e imbevuta di realtà può consentirci.

Si chiama Panchen Lama. Il suo nome vuol dire “alto erudito”. Per secoli la sua figura, seconda per autorità soltanto a quella del Dalai Lama, ha guidato il Tibet. Ma il suo non è un potere politico o civile. È qualcosa di intimo e indefinibile, magico come lo è ogni pensiero che si elevi a concetti per noi incomprensibili come la morte.

È lui, infatti, a vedere il filo che lega le infinite reincarnazioni dei Lama, attraverso i secoli e lo spazio. Nelle sue mani è racchiuso un potere enorme, quello di svelare il nome della prossima reincarnazione del Dalai Lama.

Nella realtà delle cose, che confonde e illumina di mille sfumature, è un bambino. Un bambino che aveva soltanto sei anni quando fu arrestato dall’esercito cinese, durante l’invasione del Tibet nel 1995. Il più giovane prigioniero politico al mondo. Un triste primato. Da allora non si hanno più notizie del piccolo Choeky, scomparso insieme ai suoi genitori. Se davvero fosse vivo, attualmente ci sarebbero paradossalmente due Panchen Lama: uno scelto dai Tibetani nel seno di un’antichissima tradizione, l’altro imposto dal regime cinese e imbevuto degli ideali del partito. E, di conseguenza, due nomi. Uno dei quali, forse, troppo scomodo per poter essere mai pronunciato.

Questa storia mi ha colpito molto. Mi colpisce la disperata e orgogliosa fiducia di un popolo nella sopravvivenza dopo la morte, in un ciclo di infinite trasmigrazioni dell’anima e nel potere di uomini capaci di scorgere, ben oltre le umane possibilità, i fili invisibili del destino. E mi colpisce la storia di un bambino con una responsabilità troppo grande. Un bambino “magico” che purtroppo non è soltanto il pretesto per un fantasy ambientato in un mondo e in un tempo così lontani.

Dreamland dà la sua personale interpretazione di questo “mistero” e la sua spiegazione. Una spiegazione che disorienta, poco fantasy, un tonfo sordo nella realtà delle ultime notizie.

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