domenica 3 novembre 2013

Orfeo ed Euridice




E nonostante tutte le promesse e le buone intenzioni, mi è ancora difficile aggiornare in modo costante il blog. Curiosamente, i salti temporali tra un post e l’altro segnano eventi importanti, granelli di una catenella che stringe il polso, scolorita dal sole, dalla sabbia e da un’estate che resta nel ricordo. Eppure così vivo. 
Non amo particolarmente l’autunno. I suoi colori, il buio delle città che si accende all’improvviso di luci mi consolano un po’ dalla perdita del sole e del mare, del vento caldo e della sensazione di libertà che ora è più difficile trovare. Questo inizio di autunno mi ha consolato però in modo particolarmente gentile. 
Il 28 ottobre, data del mio compleanno, corrisponde all’inizio di un momento dell’anno che trovo carico di emozione e sentimenti così contrastanti, che a volte mi respingono eppure mi attraggono. È una cosa che stringe il fiato e il cuore il modo in cui i legami, l’amore, anime che non si sono mai incontrate o sfiorate per poco o, di contro, si sono tenute a lungo compagnia sopravvivano al gelo.
Il ricordo dei vivi che respinge, rifiuta e impedisce l’oblio. 

“Non lo so dove vanno le persone che cessano di esistere, ma so dove restano”, Margaret Mazzantini.

Il 28 ottobre ero a Parigi, città che amo tantissimo. Il 28 ottobre è uscito l’ultimo album degli Arcade Fire, gruppo che ha accompagnato tutta l’ideazione e la stesura di Amailija. Ascolto il cd, leggo i titoli, i testi, e scopro, centrali al lavoro, due canzoni che continuano a girarmi nella mente (sono facile alle passioni che diventano piacevoli, delicate e discrete ossessioni).
Awful sound (Oh Erydice), seguita dalla bellissima It’s never over (Oh Orpheus).



Euridice e Orfeo è anche uno dei miei miti preferiti, sulla bocca di uno dei personaggi di Falling Down che amo di più, Lilith. 
Non fare come quello stupido di Orfeo. Stringi i denti, guarda avanti e non fermarti mai, mai per voltarti indietro.

Ma perché Orfeo si volta? (me lo sono chiesto tante volte) Perdendo, così, tutto. Buttando via un’occasione preclusa agli umani, un affare di dei.
È stato bravo, il suo canto ha ammaliato le orecchie divine di Ade. Perfino le insensibili Erinni hanno pianto alle sue note. È stato coraggioso. E ora gli è concesso di risalire dagli Inferi, lui, un mortale, con la sua sposa già intaccata dall’odore di morte. Tornare alla vita, ridarle il Soffio.

Manca poco. Forse qualche passo. Forse la luce si intravede di lontano e il tiepido odore della terra scaldata dal sole riempie i polmoni, liberandoli dalla polvere e dall’umidità di un mondo di ombre, dal loro galleggiare lento e senza tempo.
Manca poco. Così poco. Soltanto un passo. Ma è la distanza di un errore che ti scaraventa nel baratro. È la differenza tra la vita e la morte. Netta, perentoria. Definitiva.

Orfeo si volta. Ma è presto, troppo presto, troppo in fretta. Forse, neppure si accorge di quello che ha fatto.
È l’umana ansia di arrivare, di ottenere, di possedere, di vivere. È la grandezza e la debolezza dell’uomo. Il suo essere fallace eppure grandioso, il suo coraggioso incedere attraverso le ombre.



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